mercoledì 30 maggio 2012

25 Maggio - African Day: Etiopia… la terra dei bambini.



Etiopia… la terra dei bambini. Il 32 % della popolazione ha tra i 10 e i 24 anni. In Amhara Region il 52% della popolazione ha meno di 18 anni…
Sono la stretta di mano rispettosa, con il braccio destro teso e la mano sinistra che tocca il gomito destro che ci accoglie ogni mattina mentre camminiamo verso l’ufficio e la voce che allegra urla ”ferenjii”  che con il pensiero ed il cuore incontriamo nei nostri progetti e che rendono luminosa la nostra permanenza in questa terra.
Valentina Palumbo - Rappresentante Paese in Etiopia

25 Maggio - Afrcan Day: A scuola di riciclo con i bambini della porta accanto



L’Africa è creatività e innovazione, anche se questo termine sembra contrastare con l’immagine di arretratezza e bisogno a cui i soliti articoli, reportage e cronache ci hanno abituato.

E così si rimane stupiti dalle tante idee, capacità ed espedienti che le persone possono elaborare con pochi mezzi e a volte scarse conoscenze scientifiche, ampiamente sostituite dall’esperienza. Persone e menti non “inquinate” dalla presunzione che le soluzioni sia già bell’è pronte e solo da acquistare!
Rosanna Colella, volontari in Tanzania

25 Maggio - African Day: Voiceless voice



Il ruolo della donna in Etiopia è legato strettamente alla gestione quotidiana della famiglia e dell’abitazione e la sua condizione di inferiorità ha toni drammatici.  Uno degli impegni giornalieri consiste nel approvvigionamento di legna da ardere o di acqua per l’uso domestico. Tale attività oltre, ad essere assai  gravosa fisicamente, ha anche  un effetto discriminatorio  per le ragazze in relazione all’accesso all’istruzione. 

CVM svolge da anni attività rivolte esclusivamente alle donne, attraverso ad esempio concessioni di microcredito e relativa formazione in ambito economico. L’obiettivo è quello di dare voce a queste voci purtroppo silenziose. 
Antonella Grasso, Amministratrice in Etiopia

giovedì 24 maggio 2012

Una strada da fare assieme…



In Etiopia il numero di bambini di strada cresce di anno in anno. Quando le famiglie non sono in grado di supportarli negli studi o semplicemente di sfamarli, quando i genitori muoiono, quando sono sottoposti a violenze domestiche, la strada diventa il loro porto di approdo, la loro casa. Nella migliore delle ipotesi se la cavano facendo piccoli lavori come pulisciscarpe, vendendo merci, trasportando valigie. Nella peggiore entrano nella morsa della droga e dell’alcool; sono costretti a crescere troppo in fretta passando per ogni sorta di abusi e sfruttamenti. La scuola diventa un sogno, il gioco un’illusione.
Nei primi 4 mesi del 2012 il CVM ha identificato 66 bambini nella sola zona di South Gondar ed altrettante persone appartenenti alle loro famiglie o alle loro comunità di origine aventi le caratteristiche per farli crescere in un ambiente migliore. Le famiglie sono state appositamente formate e hanno ricevuto un sopporto economico per avviare delle attività capaci di supportare i bambini loro affidati.  Grazie a questo intervento i bambini torneranno a scuola e ad avere un futuro più luminoso.  

Valentina Palumbo, Rappresentante Paese Etiopia

mercoledì 23 maggio 2012

Saa-ndani: gli incontri cambiano la storia



9 giorni di field, 9 giorni di lavoro sul campo, 9 giorni immersa nella natura incontaminata, 9 giorni senza tecnologia, senza elettricità né acqua.. 
E riscopri quei rumori che avevi da tempo dimenticato, il significato dell'ascoltare, dell'attesa, del riposo, della lettura, della vista, ma soprattutto della fantasia.. Mille pensieri ti passano nella testa mentre stai ore ed ore seduta ad ascoltare senza riuscire a capire molto. La mia mente fa mille voli per atterrare ogni volta in nuovi luoghi.. e si stupisce... si stupisce per i colori, i vivaci colori che qui ricoprono anche le donne più povere avvolte nei loro kanga e kitenge e mi fanno sentire ogni volta così vestita male e diversa.. 
Si stupisce perché ritrova ad ogni angolo, a Saadani come a Bagamoyo, pescatori che di sera aggiustano le loro reti per essere pronti per il giorno successivo... immagine che riporta inevitabilmente la mia mente al mio lido natio.. 
Si stupisce quando la mattina andando a lavoro con il daladala incontra gazzelle, zebre e leoni e pensa che qui in Africa tutto può ancora succedere... nel bene e nel male.. E ti senti piccolo di fronte a questa natura, al cielo sconfinato, alle luci rosse del tramonto mentre la sera torni a casa dall'ufficio, o alle luci dell'alba mentre la mattina vai a prendere il tuo autobus.. di fronte a questo disegno divino che qui mantiene ancora i suoi tratti originari.. ed appare nella sua magnificenza, grandezza e perfezione.
Ma scopri anche il tuo esser bianca, piano piano ne prendi consapevolezza, ed a volte ci sbatti contro, ti senti continuamente una voce nella mente che ripete la parola "mzungu" (europeo e per antonomasia bianco). E ti poni mille domande, su te stessa, sulla tua vita, sul tuo essere occidentale, sul tuo essere volontaria e cooperante, sulle relazioni che instaurerai in questi dodici mesi…
Quale senso assumerà questa esperienza? E non tanto per me, ma quale senso avrà per le persone che ogni giorno incontro ed incontrerò lungo il mio cammino?

L’esistenza delle persone, dei luoghi, è fatta di incontri, di incontri che cambiano la vita..  e chi può definire la bontà e la necessità di questi incontri? Proprio il nome Saadani, nei racconti dei suoi abitanti, è frutto dell’antico turismo e commercio, persone che andando ad una continua ricerca del tempo, si ritrovarono ad identificare il villaggio con l’orologio che si vi trovava al centro…  clock – inside… E così… benvenuti a SAA-DANI!!

Serena Morelli, volontaria in Tanzania

giovedì 22 marzo 2012

È arrivata l’acqua a Himbecho: la vita trasformata di Adebe Tute


L’accesso all’acqua potabile a distanze facilmente percorribili è una delle questioni più critiche emerse dallo studio di fattibilità condotto al fine di avviare il progetto Kebele – Himbecho, zona in cui l’acqua viene raccolta prevalentemente da sorgenti non protette o fiumi e le donne spendono considerevoli quantità di tempo per procurarsi l’acqua per la propria famiglia.  L’ intervento è stato iniziato nel 2010 e il CVM ha già sostenuto la costruzione di un pozzo trivellato motorizzato a cui sono collegati 17 punti d’acqua sparsi nelle 3 Kebele beneficiarie dell’intervento.
Prima dell’intervento del CVM la maggior parte delle comunità facevano uso di acqua sporca e di conseguenza la diffusione di problemi di salute legati alla scarsa igiene era molto alta. Per le donne inoltre camminare per più di due ore rappresentava un serio pericolo a causa delle violenze che potevano subire durante il cammino. Ridurre le distanze, rendere disponibile l’acqua potabile in punti più sicuri per le donne e migliorare le condizioni igienico sanitarie delle comunità locali sono i maggiori obiettivi che questo intervento vuole perseguire.
Da quanto evidenzia il monitoraggio che costantemente viene condotto nell’area, 13.077 persone hanno ora accesso a sorgenti di acqua pulita e per questo hanno avuto la possibilità di migliorare le condizioni igienico sanitarie in cui vivono. La distanza da percorrere e il tempo di attesa per procurarsi l’acqua è notevolmente diminuito perciò ora i beneficiari possono dedicare una maggiore porzione del loro tempo in lavori produttivi.
Ora i membri delle comunità possono andare a raccogliere l’acqua in diversi momenti della giornata, non solo alla mattina presto o nel tardo pomeriggio e questo fattore ha ridotto notevolmente i casi di violenze su donne.
Le donne hanno tempo a loro disposizione per attività produttive, come la preparazione di cibo, la raccolta di erba per il bestiame, l’avvio di piccole attività commerciali, oltre ad avere la possibilità di attendere riunioni locali su questioni sociali. Anche i bambini ne hanno beneficiato: ora hanno tempo per andare a scuola e per rilassarsi e giocare una volta tornati a casa.
Adebe Tute, ha 32 anni ed fa parte del comitato WATSAN del villaggio per la manutenzione del punto d’acqua che è stato creato nella kebele di Himbecho. Ha 4 figli e vive con il marito e la loro sussistenza si basa sulla coltivazione del loro piccolo appezzamento di terreno.
La sua difficoltà maggiore prima dell’intervento era la mancanza di acqua potabile che incideva negativamente sulle condizioni igieniche che poteva garantire alla sua famiglia e di conseguenza, causava le frequenti malattie dei figli. Figli che avevano anche poco tempo per andare a scuola perché di aiuto alla mamma nella raccolta dell’acqua.
Ora che l’impianto è finito lei e i suoi figli hanno molto più tempo a disposizione, i bambini per frequentare la scuola, lei per la produzione di ortaggi.

Tameralech Ketere, membro dello staff CVM  in Etiopia.

lunedì 19 dicembre 2011

E’ MESKEREM: PER MESKEL A MAKALLE’

 È Meskerem: per Meskel a Makalè. No, non è uno scioglilingua etiope ma sono rispettivamente  il mese di settembre, la festa della croce e una città del nord Etiopia. E sono anche le coordinate di un mio viaggio… 

 Martedì scorso qui era la vigilia di una festività, celebrata solo dagli ortodossi, per il ritrovamento della vera croce. Si dice  infatti  che  la  regina Elena, la moglie di Costantino, avesse voluto  la missione per  la ricerca della vera croce e che fu proprio lei, secondo la tradizione, a trovare il punto preciso in cui era sepolta. Qui ad Addis c’è la manifestazione più bella di tutta l’Etiopia proprio per questo evento.  Una  delle  piazze principali, chiamata proprio Meskel Square (la  piazza della  Croce),  la  sera  della  vigilia  ospita  una  grande rappresentazione fatta di danze e di sketch teatrali che ricordano il momento in cui la regina Elena partecipa al ritrovamento  della Croce.

 I balli e le rappresentazioni coreografiche sono davvero unici e spettacolari, vesti sgargianti e piramidi umane abbondano in tutti gli angoli  della  piazza,  al centro della quale viene creato un gigantesco rovo di legna ricoperta da erba, che, a vederlo da  lontano, sembrerebbe  il nostro albero di natale ma privo di ornamenti. Alla fine delle celebrazioni arriva  il Papa della Chiesa Ortodossa che con un cerimoniale appicca il fuoco alla pira a forma di croce. Spesso a questo rito seguono diverse feste nei quartieri con altrettanti piccoli roghi di croci in scala ridotta rispetto a quelli della piazza principale: di conseguenza, a tarda notte, Addis Abeba prende le somiglianze di una  cittadina  della  profonda  pianura  padana,  totalmente  avvolta  da  nebbia e fumi a tal punto che procedere con i taxi sgangherati tipici locali, già normalmente un’avventura, diventa così una vera e propria scommessa. 

 Questa festa, riconosciuta nazionalmente, sottolinea poi ancora di più la pluralità religiosa che caratterizza questo paese, infatti se già si notano con la marcata separazione tra le feste mussulmane (prima fra tutti la fine  del  Ramadan) e quelle  non, quest’occasione crea una ulteriore separazione  tra gli ortodossi e i protestanti. Io partecipo con curiosità ed interesse ad una di queste piccole feste organizzata da un gruppo di ortodossi residenti  in un grande condominio di un quartiere di Addis Abeba,  il condominio  in cui abita anche  la mia amica  Irmech  con  due  ragazze,  Aberash  e  la  “piccola” Mitu1; ognuno partecipa portando qualcosa, chi contribuisce con casse di bibite, chi con bottiglie di whisky, altri con dabbo o ambasha due diverse tipologie pane locale; ma il pezzo forte del menù, come nella maggior parte dei menù di festa è costituito dalla carne di pecora: siamo così tanti che noi di pecore per la serata ne abbiamo sei.


Marta Bonalumi
(Volontaria CVM - Etiopia)